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Arancia rossa: ibridazione naturale o creata dall’uomo?

Nonostante gli scienziati tramite il sequenziamento dei genomi siano riusciti a risalire all’origine del genere Citrus, evidenziando che le circa 100 specie di agrumi sono il risultato di milioni di anni di evoluzione, rimane ancora poco chiaro quali siano gli ibridi naturali e quelli creati dall’uomo, come nel caso dell’arancia rossa di Sicilia IGP.

Oltre alle scosse, a preoccupare per le conseguenze dell’eruzione dell’Etna sono i danni alle colture, in particolare per gli agrumeti del comprensorio dove viene prodotta l’arancia rossa di Sicilia IGP, un prodotto di elevata qualità e tipicità, disponibile nelle tre varietà (moro, tarocco e sanguinella) da metà dicembre fino all’inizio dell’estate.

Si tratta di un prodotto unico, tant’è che nei mesi scorsi la Conferenza delle Regioni si è attivata presso il Governo e la Commissione Agricoltura del Parlamento europeo per modificare la normativa UE sui succhi di frutta, prevedendo l’inserimento della denominazione specifica “Arancia rossa”.

Al momento l’attività eruttiva dell’Etna non ha compromesso la produzione,  ma Coldiretti che sta monitorando la situazione, ha lanciato l’allarme per la possibilità che le ceneri emanate dal vulcano possano depositarsi sugli agrumi.
Un evento che è già avvenuto in altre occasioni nel passato con le polveri che hanno macchiato e bloccato della maturazione dei frutti – ha sottolineato in una nota stampa ColdirettiMolto dipende ora dall’attività del vulcano ed anche delle condizioni meteo”.

D’altra parte, è pur vero che le caratteristiche tipiche di quegli agrumi sono dovute anche a quel terreno formatosi per il degrado delle ceneri vulcaniche ricche di sostanze nutritive per la crescita delle piante.

Arance dolci, limoni e mandarini, sono un po’ il simbolo dell’Italia e del Mediterraneo, anche se sono in pochi a sapere che esistono circa 100 specie di agrumi, la maggior parte delle quali sono ibridi naturali o creati dall’uomo.

Seppure il mercato è dominato dalle specie sopracitate, e mandaranci, clementine, pompelmi, lime, bergamotti, la ricchezza genetica di tutti gli altri dovrebbe costituire un patrimonio da salvaguardare, in special modo come difesa da malattie che possono infestare le piante.

Proprio la possibilità di identificare genomi più resistenti all’ “inverdimento degli agrumi” (HLB), una malattia causata da agenti patogeni trasmessi da vettori, che ha prodotto gravi danni agli agrumeti della Florida, ma che è stata segnalata già in 33 Stati di tutto il mondo, ha spinto un team internazionale di ricercatori a individuare le “origini” del Citrus.

Attraverso l’analisi di 60 tipi di agrumi di cui hanno sequenziato i genomi, gli scienziati, coordinati dall’Istituto Valenciano per la Ricerca Agricola (IVIA), hanno identificato dopo cento anni di studi infruttuosi l’area di provenienza degli alberi di agrumi: la regione orientale dell’Assam (India) alle falde dell’Himalaya.

Nello StudioGenomics of the origin and evolution of Citrus” i ricercatori sostengono che la specie ha iniziato a diffondersi nel miocene (6-8 milioni di anni fa) quando i cambiamenti climatici hanno indebolito i monsoni e apportato un clima più secco, permettendo la distribuzione nelle altre regioni asiatiche, e poi 4 milioni di anni fa sono giunte in Australia. Solo molto più tardi nelle epoche storiche sono state introdotte dall’uomo negli altri continenti.

Distribuzione geografica Citrus ancestrale
Le frecce suggeriscono le direzioni plausibili di migrazione delle specie ancestrali di Citrus dal centro di origine: la stelletta rossa. La proposta è compatibile con la biogeografia degli agrumi, i rapporti filogenetici, i tempi di diversificazione dedotti e la paleogeografia della regione (Fonte: Nature).

Tramite il sequenziamento dei genomi, gli scienziati hanno potuto scoprire tutti i geni che controllano i tratti ereditabili di un organismo, evidenziando che gli odierni agrumi sono il risultato di milioni di anni di evoluzione, seguiti da migliaia di anni di coltivazione e selezione delle piante da parte degli esseri umani. Quali ibridi siano sorti attraverso l’evoluzione e la selezione naturale, e quali quelli creati dall’uomo, rimane poco chiaro. In ogni caso, gli umani hanno aiutato a diffondere le varietà preferite.

Questa ricerca è il primo passo per avere una panoramica su quante specie esistano e su come le attuali varietà siano correlate – ha affermato Guohong Albert Wu dell’Istituto del Comune Genoma del Dipartimento statunitense dell’Energia e principale autore dello Studio – Approfittando della diversità genetica, possiamo sperare di fare un allevamento più utile, soprattutto per la resistenza alle malattie, perché alcune specie diverse hanno differenti resistenze o tolleranze alle malattie”.

I ricercatori sono convinti che da questa scoperta trarranno benefici non solo i produttori, ma anche i consumatori che vedrebbero aumentare sul mercato le quantità degli agrumi preferiti, con una riduzione dei costi.

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